Il nuovo rapporto Oxfam 2026, presentato durante la prima giornata di un World Economic Forum a Davos piuttosto complesso, restituisce una fotografia netta dell’evoluzione delle disuguaglianze economiche a livello globale e nazionale, mettendo in relazione la crescente concentrazione della ricchezza nelle mani di pochi con il peggioramento delle condizioni di vita di ampie fasce di popolazione e con una progressiva erosione dei meccanismi democratici.Secondo Oxfam, sono solo dodici i miliardari che oggi possiedono una ricchezza complessiva superiore a quella posseduta dalla metà più povera dell’umanità, circa quattro miliardi di persone che continuano a vivere in condizioni di povertà o forte vulnerabilità. Condizioni aggravate dall’aumento dei prezzi dei beni essenziali, dall’insicurezza alimentare e dalla difficoltà di accesso ai servizi pubblici..L’Italia non fa eccezione. I dati raccolti da Oxfam mostrano che il 10% più ricco delle famiglie italiane detiene quasi il 60% della ricchezza nazionale, mentre la metà più povera possiede poco più del 7%. Sul fronte dei redditi, il Paese continua a scontare una perdita di potere d’acquisto: tra il 2007 e il 2023 i redditi reali delle famiglie sono diminuiti in media di quasi il 9%, con effetti particolarmente marcati per lavoratori dipendenti e autonomi.Un elemento centrale del rapporto riguarda il lavoro povero. Oxfam denuncia un aumento della povertà assoluta tra famiglie con occupati a dimostrazione di come, nei fatti, il lavoro abbia smesso di garantire una vita dignitosa. Nel 2024 in Italia oltre 5,7 milioni di persone vivevano in povertà assoluta. L’incidenza resta più elevata nel Mezzogiorno e nei piccoli comuni. Particolarmente allarmante è la condizione dei minori: quasi il 14% dei bambini vive in famiglie che non riescono a sostenere una spesa minima considerata essenziale, un dato che raggiunge il livello più alto dell’ultimo decennio.La pubblicazione del rapporto ha riacceso il dibattito politico: le disuguaglianze descritte da Oxfam risultano inaccettabili, richiamando il tema, sempre più pressante, della tassazione dei grandi patrimoni come strumento per ridurre le distanze sociali e sostenere le fasce più deboli. Aspetto che anche il rapporto sottolinea come problematico parlando di una “ostinata inazione legislativa in materia di tassazione della ricchezza”. Una scelta politica difficile da giustificare se si pensa che i salari rappresentano solo il 38% del PIL italiano contro il 50% dei profitti (inclusi i redditi da lavoro autonomo). Tuttavia, quasi la metà delle entrate fiscali e contributive arriva dai salari, mentre solo il 17% dai profitti.Il rapporto Oxfam pone una questione strutturale: la disuguaglianza è il prodotto di scelte politiche, economiche e fiscali, non un destino inevitabile. Senza politiche più progressive, investimenti nei servizi pubblici e nel lavoro di qualità, le fratture sociali sono destinate ad approfondirsi, insieme all’indebolimento della democrazia. La traiettoria è chiara: un Paese sempre più diviso tra chi ha molto e chi ha poco, sia in termini economici che di potere. Resta da capire se questa sia davvero la direzione che vogliamo prendere.( fonte Oxfam a cura di SPI CGIL Salerno)
RAPPORTO OXFAM 2026

