È count down per il29 settembre 2025 che, oltre a “sedersi in quel caffè” come cantava l’Equipe 84, è anche la Giornata internazionale della consapevolezza delle perdite e degli sprechi alimentari, istituita dalle Nazioni Unite per sensibilizzare sull’importanzadi ridurre lo spreco di cibo, come previsto al punto 12.3 degli obiettivi di sostenibilità dell’Agenda 2030. In buona sostanza si chiede di “dimezzare lo spreco alimentare globale pro capite a livello di vendita al dettaglio e di consumo, ma soprattutto ridurre le perdite alimentari lungo le catene di produzione e di approvvigionamento”, entro il 2030.
Un traguardo ambizioso che appare tuttora lontanissimo: secondo la Fao, ogni anno vengono sprecate nel mondo oltre 1,5 miliardi di tonnellate di cibo– un terzo del cibo prodotto nel mondo – per un valore economico che arriva a 1.200 miliardi di dollari. Le famiglie concorrono al 60% dello spreco alimentare globale. E solo in Europa ogni anno vengono gettate 59 milioni di tonnellate di cibo, per un valore di 132 miliardi di euro.
In media, si calcola che ogni cittadino europeo sprechi circa 70 chili di cibo in ambito domestico e 12 chili nei ristoranti. Intanto, nel 2023, una persona su 11 nel mondo soffriva la fame e circa il 28,9% della popolazione mondiale, ovvero 2,33 miliardi di persone, soffriva di insicurezza alimentare moderata o grave.
Un 2025 catastrofico
Nel 2025 la situazione globale è decisamente peggiorata, complici le guerre e situazioni di gravissima scarsezza alimentare, prima fra tutte la striscia di Gaza. Proprio per questo l’Osservatorio Waste Watcher International propone, in occasione del 29 settembre 2025, il suo nuovo rapporto dedicato agli sprechi alimentari in Italia,con monitoraggio concentrato sull’agosto 2025, che evidenzia anche alla luce della crisi climatica, in costante aggravamento, come influiscono sulle nostre abitudini di approvvigionamento, fruizione e gestione del cibo, così come sulla nostra attitudine a coltivare, o meno, buone pratiche di sviluppo sostenibile.
I dati – nel decennale dell’adozione dell’Agenda Onu 2030 con i 17 obiettivi per lo sviluppo sostenibile e a nove anni dall’approvazione della Legge Gadda – saranno presentati in anteprima giovedì 25 settembre a Roma in occasione dell’evento speciale promosso da “Spreco Zero” di Last Minute Market, fondata e diretta dal direttore scientifico Waste Watcher, l’economista Andrea Segrè.
Proprio Segrè spiega: “Occorrepromuovere approcci di economia circolare nei sistemi agroalimentari per prevenire, ridurre, riutilizzare e riqualificare le perdite e gli sprechi alimentari. È giunto il momento per tutti – produttori, investitori, aziende tutti coloro si occupano della filiera – di intraprendere azioni urgenti per ampliare e rafforzare l’impegno, individuale e collettivo, finalizzato alla riduzione delle perdite e degli sprechi alimentari”.
Con l’obiettivo di rafforzare la lotta allo spreco, il Parlamento europeo ha dato il via libera definitivo allanuova direttiva europea sui rifiuti alimentari.
Il testo approvato è il frutto di un accordo raggiunto con il Consiglio nel febbraio 2025: la nuova norma sarà pubblicata a breve sulla Gazzetta ufficiale dell’Unione europea, e a partire dalla sua entrata in vigore, gli Stati membri avranno 20 mesi di tempo per recepirla nella legislazione nazionale.
I numeri sono agghiaccianti! Secondo i dati Fao, circa un terzo degli alimenti prodotti a livello globale va perso o sprecato lungo la filiera. Nell’Unione europea il fenomeno ha dimensioni enormi: 59 milioni di tonnellate di cibo, equivalenti a circa 132 chili per persona, vengono buttate ogni anno. L’impatto economico ed ambientale è enorme: lo spreco alimentare nell’Ue costa 132 miliardi di euro l’anno ed è responsabile del 16% delle emissioni di gas serradel settore alimentare.
Tra settori più impattanti quello ortofrutticolo: lo spreco di frutta e verdura si registra lungo tutta la filiera, e cioè alla produzione, nella fase di distribuzione, in ambiente domestico.
La nuova direttiva introduce per la prima volta obiettivi giuridicamente vincolantida raggiungere entro il 2030. In particolare, l’Unione europea si impegna a ridurre del 30% lo spreco alimentare generato da famiglie, ristorazione e commercio al dettaglio, mentre per l’industria alimentare e la trasformazione il target è fissato a una riduzione del 10 per cento. Questi obiettivi si basano sui dati medi raccolti nel periodo 2021-2023.
La direttiva introduce una prioritànella gestione dei rifiuti alimentari. Il primo livello d’azione riguarda la prevenzione, e cioè l’adozione di misure per evitare la generazione di sprechi, intervenendo già nelle fasi di produzione e distribuzione. Quando la prevenzione non è possibile, procede privilegiando la destinazione degli alimenti invenduti ma ancora idonei al consumo a canali solidali, come le banche alimentari, oppure al riutilizzo come mangimi per animali.
In alternativa, quando il cibo non può essere recuperato per il consumo o il riutilizzo, si punta al riciclo, trasformando i sottoprodotti alimentari in risorse utili, ad esempio tramite compostaggio o la produzione di fertilizzanti. Gli Stati membri dovranno innanzitutto attuare politiche efficaci per ridurre le perdite lungo la catena produttiva e logistica, così come per limitare gli sprechi nel consumo domestico. Inoltre, avranno l’obbligo di monitorare l’efficacia delle misure adottate, mettendo a punto strumenti di raccolta dati affidabili. Un ruolo centrale verrà attribuito alle donazioni alimentari, che dovranno essere agevolate da norme nazionali in grado di rimuovere ostacoli burocratici e incentivare la partecipazione degli operatori del settore.
( fonte Waste Watcher, a cura di SPI CGIL Salerno)

