Il Cilento e i percorsi della Memoria

Un tema come quello della dieta mediterranea può sembrare, a prima vista, “leggero”: niente di più errato! Esiste infatti uno stretto legame tra alimentazione corretta e qualità della vita.
Si è dibattuto l’argomento in una interessante iniziativa, a cura dello SPI CGIL Campania, SPI CGIL Salerno e AUSER Campania e Napoli, il 16 Aprile 2024 nella splendida cornice dell’azienda cooperativa agricola bio “Al Frantoio” in San Mauro Cilento, località Ortale.
La giornata di lavori, introdotta dai saluti del Sindaco di San Mauro Cilento, prof. Giuseppe Cilento, è stata aperta dalla relazione del Segretario Generale SPI CGIL Salerno Arturo Sessa, il quale ha illustrato le motivazioni per le quali è nata questa iniziativa, ovvero la necessità della CGIL di ritornare nei territori, nelle periferie, ricercando all’interno di essi le differenze e le specificità che possono e devono favorire un rilancio delle aree interne.
Quindi, secondo Arturo Sessa, attraverso la valorizzazione dei saperi e delle tradizioni, è possibile reinterpretare in chiave moderna il patrimonio materiale e immateriale del Cilento, quali il Parco Nazionale e i percorsi storici e della Memoria.
Insomma, attingere dai punti di forza del passato, come la dieta mediterranea, in larga parte rappresentata dalla tradizione culinaria cilentana, che si coniuga con il concetto di benessere. E’ questo un patrimonio da mettere a frutto e che può essere un volano per l’economia, capace di creare nuove opportunità ai giovani, per convincerli a restare e per ridare speranza e rallentare e bloccare lo spopolamento.
Sulle proprietà benefiche della dieta mediterranea, in collegamento video con gli USA, il Professore Roberto Vicinanza dell’Università di Southern California ha svolto una lezione magistrale, suscitando un grande interesse tra la platea dei compagni.
La dieta mediterranea è un modello nutrizionale ispirato agli stili alimentari. In tutto il mondo hanno iniziato a studiarla fin dagli anni ’50 del secolo scorso, e ancora oggi rimane tra le diete che, associate a stili di vita corretti, risultano influire positivamente sulla nostra salute.
Il primo studio sulla dieta mediterranea, diventato famoso come “studio dei sette Paesi”, fu condotto dal Biologo e fisiologo statunitense Ancel Keys, in cui vennero messe a confronto le diete adottate da Stati Uniti, Italia, Finlandia, Grecia, Yugoslavia, Paesi Bassi e Giappone per verificarne benefici e punti critici in termini di salute cardiovascolare.
I risultati di tale studio non lasciavano molti dubbi: più ci si scostava dagli schemi mediterranei, maggiore era l’incidenza di malattie cardiovascolari.
In buona sostanza l’assunto del professore è il seguente: La dieta mediterranea è in grado di ridurre il gap esistente tra età biologica ed età anagrafica, negli anziani, soprattutto rispetto al rapporto dieta/farmaci.
Infatti, i nutrienti presenti nell’alimentazione mediterranea agiscono sugli enzimi che devono lavorare per metabolizzare cibi, ma soprattutto farmaci, che sono molto frequenti tra i pazienti geriatrici. Una ricerca condotta negli USA ha dimostrato inequivocabilmente che più si ha una alimentazione aderente alla dieta mediterranea, meno uso viene fatto dei farmaci.
Anselmo Botte, presidente AUSER Campania e Napoli, ha preso la parola sottolineando come lo spopolamento delle aree interne sia un problema enorme e che andrebbe contrastato anche e non solo con una politica di accoglienza, ma con l’avvio di opportunità di impresa, come la ristorazione, che coniugano salute e sviluppo economico.
Franco Tavella, segretario Generale SPI Napoli e Campania, nel suo intervento, ha preso spunto dal titolo della giornata di studio:” Percorsi della memoria” evidenziando il legame profondo che esiste tra dieta mediterranea, natura e nostra tradizione contadina.
La potenziale ricchezza del territorio, attraverso l’istituzione del Parco, ci ha consentito di immaginare uno sviluppo possibile delle condizioni della popolazione contadina, e la dieta mediterranea come fattore di traino dell’economia di questi territori. Per fare questo occorre aprire una fase nuova per il mezzogiorno, fatta di investimenti, che potrebbero provenire dal PNNR.
Le conclusioni sono state affidate al compagno Stefano Landini, segretario organizzativo nazionale SPI CGIL. Dopo aver apprezzato la qualità del lavoro svolto nella mattinata, il segretario nazionale dello SPI CGIL ha ricordato come la generazione degli anziani, la nostra generazione, impegnata nelle fabbriche e nella società, abbia compiuto, attorno alla metà del secolo scorso, una rivoluzione vera e propria, senza spargimenti di sangue, emancipando le classi popolari attraverso la conquista dello Statuto Lavoratori, che ci ha consentito di entrare nei luoghi di lavoro, dove prima non avevamo nessun diritto.
Lo SPI, ha ricordato Landini, è una grande comunità di donne e di uomini, che rimane un presidio di democrazia, Una generazione che ha contribuito a realizzare una società che ha sancito il diritto al divorzio, e la legge 194, sul diritto all’aborto, perennemente sotto attacco dalle destre al governo . Al termine dei lavori, un momento conviviale, ha consentito ai partecipanti di apprezzare le specialità cilentane, preparate dai cuochi della struttura

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