Mentre il carovita e le condizioni della Sanità restano le preoccupazioni principali e il tema della sicurezza viene segnalato tra le questioni critiche dal 45% degli italiani, l’istituto Ixè, con un sondaggio efficace, evidenzia uno scenario di sentimenti complessi che agitano gli italiani.
Sul fronte internazionale, la fiducia negli USA registra un minimo storico (21%), venendo superata dalla Cina (22%). In uno scenario globale instabile, gli Stati Uniti guidati da Trump sono percepiti come una minaccia all’ordine mondiale, quasi alla pari della Russia di Putin e molto più di Iran, Israele e Corea del Nord. Al netto degli sviluppi in Medio-Oriente.
Sul fronte delle intenzioni di voto (se si dovesse votare oggi) il quadro risulta piuttosto stabile. Fratelli d’Italia (29,1%) resta saldo in testa, pur flettendo di 1,2% rispetto a novembre, seguito dal PD (22,6%), in leggero aumento.
In merito al referendum, il dato confortante è che cresce la consapevolezza dei cittadini, che nella metà dei casi risultano orientati a recarsi alle urne il prossimo marzo. A un mese dal cosiddetto ”pareggio tecnico” stimato a fine gennaio, l’Osservatorio politico nazionale dell’istituto fondato da Roberto Weber colloca il risultato in una forchetta compresa tra il 51,3% e il 54,3%, quello del Sì tra il 45,7% e il 48,7%, con gli indecisi stimati al 40%.
Il Sì al 47%, il No al 53%. L’ultimo sondaggio di Ixè, su un campione intervistato, rappresentativo per genere, età, macro-zona, ampiezza del comune, comportamento di voto pregresso dimensione campionaria: 1.200 casi (margine d’errore massimo ±2,83%)fotografa il vantaggio più ampio mai registrato finora dei contrari sui favorevoli alla riforma Nordio in vista del referendum del 22 e 23 marzo prossimi.
Un distacco, dunque, che va da un minimo di 2,5 punti a un massimo di 9,5. E un capovolgimento di 180 gradi del risultato del sondaggio di novembre 2025, che dava il No al 47% e il Sì al 53%. Molto interessante è anche la parte del sondaggio dedicata alla “fiducia in istituzioni e corpi intermedi”: a dichiarare di avere “molta” o “abbastanza” fiducia nella magistratura è il 51% degli intervistati (dato in crescita rispetto al 45% dell’anno scorso), mentre solo il 12% dichiara altrettanto rispetto ai partiti politici (l’anno scorso era il 14%).
La rilevazione è stata condotta dal 17 al 23 febbraio su un campione di 1.200 persone, con un margine d’errore del 2,83%. Rispetto a gennaio, cresce di dieci punti e arriva al 56% la quota degli italiani che si dichiarano informati sui contenuti del referendum, mentre il 31% dichiara di conoscerli “solo in parte” e il 13% di non aver mai sentito parlare del voto.
Sui livelli di consapevolezza c’è qualche lacuna: quasi un terzo degli elettori (il 31,9%) ad esempio, dichiara però di non sapere che il voto sarà valido anche senza il quorum del 50% + 1 di affluenza, trattandosi di un referendum costituzionale.
Il No in particolare risulta in nettissimo vantaggio tra i giovani (71% nella fascia 18-34 anni), le donne (60%), chi non si colloca politicamente (60%) e chi si è astenuto alle ultime elezioni (64%). Il Sì, invece, conserva la prevalenza in particolare nella fascia 45-54 anni (60%) e 55-64 (57%), nonché tra l’elettorato maschile (53%). Tra gli indecisi, alla domanda “Ma se proprio dovesse votare, come voterebbe?”, il 45,9% dice di essere orientato per il No, il 33% per il Sì, il 21,2% non si esprime: segno che il fronte dei contrari alla riforma ha ancora ampi margini di crescita.

