Perché il 1°Maggio

“Perché al lavoro spettasse
il diritto al riposo,
decisero la lotta per il 1° maggio/ del 1886”.
I versi del poema Pervyj Pervomaj (il 1° maggio) di Vladimir Majakovskij richiamano la campagna delle otto ore, culminata nei fatti di Chicago del 4 maggio 1886.
E’ il quattro Maggio del 1886. Tremila operai sono riuniti in piazza per ascoltare il comizio dei sindacati, sono in sciopero ad oltranza da tre giorni, sei dei loro compagni erano stati uccisi dalla polizia nei giorni scorsi, la tensione è alta. Dal palco si chiedono otto ore di lavoro, otto di riposo e otto ore per la cultura, una rivendicazione che non è salariale, ma per migliori condizioni di vita..
All’improvviso, la polizia, al servizio degli industriali di Chicago, carica. Irrompono nella piazza 180 agenti e alla fine degli scontri si conteranno 11 operai morti, oltre cento feriti. Muore un agente e la polizia opera arresti indiscriminati sul posto.
Senza un’ombra di prova, vengono incriminati 8 lavoratori e in un processo burla vengono condannati a morte. Nel Novembre del 1887 le esecuzioni vengono eseguite, ma solo su sei degli imputati.
Nata per ricordare i martiri di quello sciopero, la data del 1° maggio ha finito per diventare la festa dei lavoratori. Dopo 137 anni è ancora opportuno ricordarlo.
Un movimento per la giornata lavorativa di otto ore, però, si era affacciato già in Gran Bretagna nel 1832 e aveva avuto come ispiratori Robert Owen e Jhon Fielden, i quali affermavano che le classi lavoratrici avrebbero dovuto prendere in mano le “redini dei propri interessi”. Nel 1834 i filatori di cotone di Londra fissarono una data per rivendicare, con uno sciopero, la riduzione dell’orario di lavoro a parità di salario; ma il progetto fu abbandonato.
La formula che sarà chiamata delle tre otto: “Otto ore di lavoro, otto ore di svago, otto ore di riposo” appare per la prima volta nel 1855 su una grande bandiera, issata da lavoratori emigrati dalla Gran Bretagna, in un parco a Melbourne.
Ma è negli USA che la lotta per le otto ore ha il suo inizio.
I motivi sono presto detti: la fine della guerra di secessione, nel 1865, vede il ritorno a casa dei reduci e la contemporanea inevitabile chiusura delle fabbriche che lavoravano per l’industria bellica; si apre così uno scontro durissimo per la riduzione della giornata di lavoro come unica condizione per aumentare l’occupazione.
Sarà una legge dell’Illinois, approvata nel 1867, a stabilire la giornata lavorativa di 8 ore in tutto lo Stato, dal 1° maggio, il giorno in cui, per consuetudine, si rinnovavano i contratti.
In Italia la prima manifestazione del 1° maggio si ha nel 1890, in una situazione politica confusa. La mancanza di un partito della classe operaia, il ruolo del movimento anarchico, la presenza di circoli spontanei di operai, rendono complicata la possibilità di trovare un elemento unificante.
Le condizioni per il proletariato erano assai pesanti.
La lunghezza della giornata lavorativa, normalmente di 12 ore, giungeva alle 16 giornaliere, la disciplina militaresca presente negli opifici, lo sfruttamento indiscriminato di donne e fanciulli nelle filande e nelle zolfare siciliane, l’arbitrio padronale nella vita interna alle aziende, tutto questo insieme di fattori diede la stura a continue lotte e agitazioni. Tra molte rivendicazioni, a volte di tipo corporativo e arretrato, si fa strada con chiarezza quella delle otto ore; sarà il fattore di coagulo del movimento operaio.
Oggi il 1° maggio è festa nazionale.
Ma oltre che festa laica questa data è diventata anche festa di Chiesa, dopo la lunga tradizione cattolica che aveva contrapposto al 1° maggio la data del 15 maggio, a ricordo del giorno della pubblicazione dell’Enciclica Rerum Novarum di Leone XIII, nel 1891. Nel 1955 Pio XII, parlando ai lavoratori delle ACLI riuniti in Piazza San Pietro, proclama la giornata del 1° maggio come festa liturgica dedicata a San Giuseppe Artigiano, e quindi festa del lavoro cristiano.
Oggi il lavoro ha perso irrimediabilmente il suo valore sociale, non è più al centro dell’attenzione, e si che mai come di questi tempi, il futuro del Paese e quello del lavoro sono indissolubilmente legati!
Il carattere in continua evoluzione del concetto di lavoro, reso sempre più etereo, sempre più vago dalle norme che man mano si sono succedute, rende difficile anche il tentativo di darsi obiettivi credibili. Negli ultimi anni, i sindacati hanno messo al centro delle iniziative del 1° maggio obiettivi simbolici, di grande valore etico e sociale, con il lavoro al primo posto.
La destra al governo ha iniziato una campagna senza quartiere contro i lavoratori e i loro diritti,
nel tentativo di vanificare le lotte e le conquiste che i nostri padri ci hanno lasciato in eredità.
Freud, a chiusura del suo Compendio di psicoanalisi, cita una celebre frase di Goethe: “Ciò che hai ereditato dai padri, riconquistalo, se vuoi possederlo davvero”.
Forse non è ancora troppo tardi per farlo.

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