10 Settembre 2026

IL FEMMINICIDIO NON E’ UN’OPINIONE

La visione del mondo di Roberto Vannacci, propagandata dalla sua formazione politica Futuro nazionale, che sta raccogliendo sempre più simpatie dentro e fuori il mondo istituzionale, oltre a proposte come la “remigrazione” della maggior parte degli stranieri, contiene una concezione della donna che coincide perfettamente con la frustrazione di chi sente la perdita di potere causata dalla crescente autonomia femminile.

Pur avendo conseguito due lauree e diversi master, il generale Vannacci sostiene che il femminicidio non esiste, ottenendo larghi consensi tra coloro che non hanno mai inghiottito il rospo della crescente autonomia femminile, in quanto portatrice di una soggettività “ altra” capace, determinata, consapevole.

Come dimostra il generale Vannacci il titolo di studio conta poco (anche questo) essendo l’humus culturale quello delle caserme, dei bar : luoghi in cui è facile sentire frasi tipo “gli immigrati ci rubano il lavoro e le case”, “se mio figlio diventa gay lo caccio”, ” io sono normale perché mi piace la passera”.

In Italia si registrano in media circa 100-110 femminicidi all’anno, una media di 1 ogni 3 giorni.

  • Quasi tutte le donne assassinate perdono la vita in ambito familiare o affettivo.
    Nel 2025 ben 85 dei 97 casi totali sono maturati in questo contesto, e 62 di questi sono stati commessi dal partner o dall’ex partner.
    I femminicidi rappresentano la stragrande maggioranza degli omicidi con vittime di sesso femminile nel Paese.
  • In Italia, dal 2011 ad oggi, si contano circa 2.000 femminicidi. I dati storici e annuali evidenziano un andamento strutturale del fenomeno, con un numero di donne uccise che si mantiene da oltre un decennio su una media di circa 100-120 vittime all’anno, per la maggior parte per mano di partner, ex partner o familiari.
  • Per chi sostiene che il femminicidio fa parte della categoria omicidi, prendendo a caso le statistiche si scopre che: nel 2023 si sono verificati 334 omicidi. Nei casi in cui si è scoperto l’autore, l’88,9% delle donne e l’ 80,6 % degli uomini sono vittime di un omicida uomo. Le vittime sono in prevalenza cittadini italiani (74%), per il 26% stranieri.
    Il 94,3% delle donne italiane è vittima di italiani, il 43,8% delle donne straniere di propri connazionali. Sono 63 le donne uccise da un partner o un ex partner, quasi tutti (61)sono uomini.

Perché si chiama femminicidio.
Non si tratta solo di una parola in più, allora, per quanto pregnante, ma soprattutto di un rovesciamento di prospettiva, di una sostanziale evoluzione culturale e giuridica.
Per capire quanta strada sia stata percorsa dalle istituzioni nel nostro Paese, bisogna tenere conto che per la salvaguardia dell’onore fino al 1981, nel nostro ordinamento, […] per un uomo [che uccide] la moglie, se colto da un impeto d’ira determinato dall’offesa recata [sono previste] pene minori rispetto a un analogo delitto di diverso movente, dal momento che l’oltraggio arrecato all’onore è ben più grave rispetto al delitto riparatore. Infatti, l’articolo 587 del Codice penale, abrogato con la Legge n. 442 del 5 agosto 1981, contempla una pena ridotta per chi uccida la moglie, la figlia o la sorella al fine di difendere “l’onor suo o della famiglia”.

Ogni giorno nel mondo vengono uccise circa 137 donne o ragazze da un partner o da un membro della propria famiglia. Questo equivale a circa 50.000 vittime all’anno, con una media di una donna ogni 10 minuti. Più del 60% di tutti gli omicidi femminili avviene nella sfera privata.
Per questo una antropologa e sociologa messicana ha diffuso il termine femminicidio, sottolineando la peculiarità di un reato in cui il maschio uccide la femmina per motivi relazionali, fenomeno esclusivo dell’animale uomo, in quanto nessuna specie animale uccide le femmine.
In Italia, il termine ha iniziato a diffondersi nel linguaggio sociologico agli inizi degli anni 2000, venendo poi riconosciuto a livello accademico, incluso come neologismo nella enciclopedia Treccani e dall’Accademia della Crusca.
Derubricare il femminicidio a semplice omicidio, significa non cogliere lo squilibrio che ha portato il maschio a percepire una perdita di ruolo rispetto ad una donna sempre più capace di scegliere la propria strada, anche quando questa implica la fine di una relazione. Per sempre si, dunque?

( a cura di SPI CGIL Salerno)