Sono le di
SPI-CGIL Salerno Via F. Manzo, 64 -84100 SALERNO 089.2857214 089.225702 webmaster@spicgilsalerno.it

Popoli in fuga dai loro Paesi e riflessi socio-culturali

Il Teologo fotografa l’attuale momento storico partendo dalla caduta dell’impero romano.

Raffaele Manna, teologo e esponente dello Spi di Angri, scava nel “segno dei tempi” per tentare di contribuire a costruire idee per un mondo di pace e di giustizia sociale.
Con al centro questo tema, ha inviato alla redazione del nostro
sito web una complessa e articolata riflessione sulla grave crisi
socio-economica e culturale che attanaglia i popoli di immense fette territoriali del Medio Oriente, dell’Africa e di tante altre realtà sparse in Europa e al di là degli oceani. A noi non resta che pubblicare di seguito l’interessante e problematica analisi dell’attento studioso di Angri.     
   
                                  IL SEGNO DEI TEMPI

Nel corso dei secoli le migrazioni di popoli verso terre più prospere e ricche ci sono sempre state; la storia ci insegna  che il miraggio di una città, o di una nazione, prospera  e fiorente, attraesse l’attenzione e la cupidigia di quei popoli vicini che non avevano raggiunto un tale grado di civiltà e di benessere. La caduta dell’impero romano testimonia questa migrazione di popoli barbari che, con il tempo, portò ad una fusione di popoli, di lingue e di razze, dando vita ad una grande civiltà medioevale. Merito di questa fusione fu la rapida diffusione del cristianesimo che contribuì notevolmente ad infondere una nuova anima nel pensiero e nella cultura delle genti che popolavano i territori dell’impero.
La nuova Europa era unita dunque non soltanto da una lingua comune, ma da una fede comune e da una cultura erede del pensiero greco e romano, nonché dalla giurisprudenza romana. Ciò nonostante perdurarono i nazionalismi, in bene e in male; ci sono state lunghe guerre, però l’eredità greco-romana-cristiana fiorì nelle grandi letterature di ciascuna nazione per mezzo di uomini come Dante e Shakespeare. Quanto detto è conosciuto da ogni scolaro, però ci può essere utile per capire ed interpretare il fenomeno analogo del movimento costante verso l’Europa di masse di gente dal Medio Oriente e dall’Africa. Sarebbe falso e offensivo chiamare questo fenomeno un’invasione da cui dobbiamo difenderci; allora come chiamare l’emigrazione di tanti italiani in Belgio, in Germania e negli Stati Uniti? E’ soltanto un altro caso di tali avvenimenti nella storia di ogni continente.
L’analogia però ha i suoi limiti; come abbiamo visto gli immigranti o gli invasori
dell’antichità avevano trovato una chiesa giovane, ancora nel pieno del suo sviluppo che ha potuto assorbirli nella fede. Oggi invece questi immigranti sono in prevalenza musulmani, di lingua araba, e l’islam è non solo la loro religione, ma il marchio della loro identità. C’è da domandarsi allora può questa Europa, in crisi di valori ed affetta da un continuo processo di laicizzazione, e spesso anticristiana, offrire ad essi i propri valori evangelici, ovvero sconcertarli con la confusione dei propri costumi e con il relativismo intellettuale corrente? Sicuramente questi rimarranno ancorati al loro credo e conserveranno le loro tradizioni, contribuendo a creare non pochi problemi di convivenza, oltre a problemi sociali, economici e logistici di vario genere. Tuttavia non possiamo tirarci indietro, in una situazione che ci sfida a fare uso di tutte le risorse ereditate dalla nostra tradizione umanistica e cristiana, altrimenti i barbari saremmo noi!
Ma a parte queste considerazioni dobbiamo chiederci se tutto questo sconvolgimento nel Medio Oriente non sia anche un “segno dei tempi” che bisogna leggere alla luce della Sacra Scrittura. Forse Dio vuol dirci qualcosa? I frequenti richiami di conversione rivolti a Gerusalemme dal profeta Geremia, nell’imminenza della invasione babilonese, non risuona ancora oggi a tutti noi, mentre si consumano quotidianamente atti terroristici con relative stragi? La caduta di Babilonia, ovvero la rovina di un sistema economico e politico che costituisce un peccato strutturale ricorrente nella storia, può essere letta in chiave contemporanea? Ancora la lunga lista di vizi descritti sui pagani nella Lettera ai Romani da San Paolo, non descrive in chiave odierna i desolanti costumi della nostra attuale società?
Ecco che allora diviene compito della Chiesa e di quanti operano nel campo socio-politico e culturale, interpretare con più attenzione i segni dei tempi per costruire, all’insegna del rispetto della natura, della dignità dell’uomo, di tutto il creato. un mondo di pace e di giustizia sociale.

Raffaele Manna

Angri, 23 agosto 2016

(Stampa Pagina) Condividi su: C Condividi su:
 
Copyright © 2005 SPI-CGIL SALERNO Via F. Manzo, 64,- 84100 SALERNO Sito Realizzato da Centro Sviluppo Web -CGIL Bellizzi (SA) Tel. 0828.1848110